Pigre divinità e pigra sorte

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162 pp.

Fare scienza di tutto ciò che la scienza trascura o ignora: sembra questa la vocazione più forte e costante che si manifesta (o si nasconde) nella poesia più recente di Patrizia Cavalli. Che pur somigliando sempre a se stessa, sviluppa ora un’attitudine riflessiva di genere filosofico intorno ai misteri di ciò che solo in apparenza è chiaro: le ragioni e le condizioni del piacere e del dolore, i mutamenti impercettibili e decisivi che confondono o che intensificano quello che sentiamo e siamo.
Le poesie epigrammatiche diminuiscono a vantaggio di monologhi più ampi e ragionati. In questo libro troviamo due poemetti che fanno capitolo a sé, Aria pubblica e La Guardiana. Il primo è una perfetta epistola civile in stile illuministico sull’uso dello spazio urbano. Il secondo è un racconto «figurale» sul labirinto dove si cerca la stanza del tesoro nascosto che forse aspetta solo il nostro arrivo per esistere e rivelarsi.